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Violenze!


Seduta su una panchina d’ospedale Mariagrazia osservava inquieta il fluire dei passanti. La corsia era gremita di gente e in ognuno di loro vedeva un probabile nemico da cui scappare e difendersi. Ogni sguardo, anche il più pacifico, le sembrava ostile e impetuoso; ogni “contatto” fortuito le incuteva timore, terrore e tremore. L’ansia e la paura avevano preso il sopravvento su di lei eppure, nonostante l’irrefrenabile voglia di fuggire, rimaneva immobile! Non riusciva a schiodarsi da quella “maledetta” panca!
Non questa volta!
Stavolta non era lei la vittima! Non era lei ad aver subito passivamente l’incontenibile rabbia della persona che le “stava accanto”! Non era lei ad aver bisogno di soccorso!
Stavolta, a farne le spese, era stata Gaia!
Gaia! Sua figlia! Il suo bene più prezioso! L’unica vera “conquista” della sua vita! La sola persona per cui valeva la pena continuare a vivere e sperare!
Sperare…
Mentre attendeva il tragico responso dei medici rifletteva sull’accaduto.
Rivedeva, come in moviola, l’ennesimo dramma della sua vita: le mani brute del suo “compagno” che si accanivano violentemente contro il corpicino, ormai esanime, della figlia; lei, “sprofondata” in un angolo, spettatrice inerme della tragedia che si stava consumando; l’arrivo dei carabinieri e la corsa forsennata verso l’ospedale.
Sperare…attendere…vivere…

Tina Cancilleri

 


Francesca.

Era l’ennesima notte che Francesca si svegliava di soprassalto nel bel mezzo della notte. Era trafelata, spaventata e molto inquieta quando l’orologio a pendolo, nella stanza accanto, aveva picchiato l’ora. Quell’insistente scansione del tempo le incuteva ansia, terrore, panico e un senso di angoscia indefinibile.
Il tempo! Questo inesorabile tempo che contrassegna il fluire degli anni presenti, passati e futuri.
Il tempo! Questa successione ritmica di istanti che regola la nostra vita e ne è testimone.
Il tempo! Quest’intervallo del nostro esistere che ci segue e ci opprime con l’ansia per la vita che verrà.
Francesca ne era ossessionata. Le suscitava uno strano senso di vuoto e di solitudine che non si riusciva a spiegare. Le provocava un senso di inquietudine che solo Paola riusciva a placare.
Paola!
Paola era quel cocktail di emozioni che aveva ridato un senso alla sua vita. Era sopraggiunta dopo Rita e il suo arrivo era stato provvidenziale. In quel periodo Francesca navigava tra gli oceani della depressione e rasentava quasi la follia. Aveva perso il suo amore, la sua ragione di vita, il suo primo pensiero del mattino e la sua stella della sera. Come ricominciare tutto daccapo? Non se ne sentiva capace e pensava che ormai la sua vita fosse giunta alla deriva.
Poi era comparsa lei: Paola.
Era stato un fulmine a ciel sereno e il suo cuore aveva ricominciato a battere. Paola le aveva donato la vitalità e la vivacità persa.
Proprio così! Era Paola il porto dove poter buttare la propria àncora e il raggio di sole che illuminava il suo cammino.
Ed era sempre Paola ad aver dato nuovamente luce e colore alla sua vita, a dispetto di chi, in quel loro genuino amore, vedeva tutto sbagliato.

Tina Cancilleri