Francesca.
Era l’ennesima notte che Francesca si svegliava di soprassalto nel bel mezzo della notte. Era trafelata, spaventata e molto inquieta quando l’orologio a pendolo, nella stanza accanto, aveva picchiato l’ora. Quell’insistente scansione del tempo le incuteva ansia, terrore, panico e un senso di angoscia indefinibile.
Il tempo! Questo inesorabile tempo che contrassegna il fluire degli anni presenti, passati e futuri.
Il tempo! Questa successione ritmica di istanti che regola la nostra vita e ne è testimone.
Il tempo! Quest’intervallo del nostro esistere che ci segue e ci opprime con l’ansia per la vita che verrà.
Francesca ne era ossessionata. Le suscitava uno strano senso di vuoto e di solitudine che non si riusciva a spiegare. Le provocava un senso di inquietudine che solo Paola riusciva a placare.
Paola!
Paola era quel cocktail di emozioni che aveva ridato un senso alla sua vita. Era sopraggiunta dopo Rita e il suo arrivo era stato provvidenziale. In quel periodo Francesca navigava tra gli oceani della depressione e rasentava quasi la follia. Aveva perso il suo amore, la sua ragione di vita, il suo primo pensiero del mattino e la sua stella della sera. Come ricominciare tutto daccapo? Non se ne sentiva capace e pensava che ormai la sua vita fosse giunta alla deriva.
Poi era comparsa lei: Paola.
Era stato un fulmine a ciel sereno e il suo cuore aveva ricominciato a battere. Paola le aveva donato la vitalità e la vivacità persa.
Proprio così! Era Paola il porto dove poter buttare la propria àncora e il raggio di sole che illuminava il suo cammino.
Ed era sempre Paola ad aver dato nuovamente luce e colore alla sua vita, a dispetto di chi, in quel loro genuino amore, vedeva tutto sbagliato.
Tina Cancilleri