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L'altra parte di Alfred Kubin. Recensione di Tina Cancilleri

Pubblicato il 09/08,2008

 

L’altra parte

Autore: Alfred Kubin

Traduttore: Lia Secci

Editore: Adelphi

Collana: Gli Adelphi

Anno: 2001

Pagine: 297

Prezzo: 8.26

Isbn: 8845916448

 

 

Così conclude Kubin: “L’antagonista è in noi: c’è il bene e il male, la vita e la morte, la realtà e il sogno. Gli opposti sono l’espressione della lotta. Una lotta interiore, nell’inconscio, che si concretizza in azioni esteriori che disegnano un sottilissimo confine tra la gloria e il ridicolo, tra l’essenziale e il ridicolo”.

 

Bene e male, vita e morte, realtà o sogno: sono i tratti essenziali di questo romanzo visionario e fantastico scritto dal grande disegnatore Alfred Kubin all’inizio del secolo scorso.

Il romanzo vide la luce in un periodo particolarmente difficile per l’autore: la morte del padre. L’evento gli provocò una forte crisi psichica accompagnata da visioni oniriche e persecutorie da cui scaturirono mostri che trovarono dimora proprio ne “L’altra parte”, esperienza letteraria e soprattutto risoluzione catartica dei fantasmi alberganti nell’inconscio. E saranno proprio l’inconscio e le sue discordanti manifestazioni ad essere i protagonisti della vicenda ivi narrata, una storia, ambientata in una città immaginaria, Perla, in cui si snodano un numero incalcolabile di enigmi dalle soluzioni inafferrabili.

Nel romanzo Kubin narra di un artista che viene invitato da un certo Klaus Patera, suo ex compagno di gioventù, a raggiungere con lui la città-capitale di Perla, nel Regno del Sogno, situato in un punto imprecisato dell’Asia Centrale cinese, del quale è unico ideatore e sovrano assoluto.

Man mano che ci si immerge nella lettura, costellata da un ritmo lento ed insinuante, diventa palese che non si tratta di una “radiosa” utopia bensì di un’esplicita condanna a qualsiasi forma di velleità utopistica.

Il sovrano stesso va verso la morte lottando con il suo bizzarro “doppio”, l’Americano. I “due”, infatti, si affrontano, diventano un corpo solo che lotta con sé stesso ed è proprio dal crollo di “entrambi” (che rappresenta il crollo della città utopica e dell’uomo) che emerge il presagio di liberazione.

L’altre parte cui Kubin indubbiamente allude è, dunque, quel lato nascosto del reale, inquietante, il retaggio del passato, il rimosso freudiano al di sotto della memoria diurna che ritorna alla luce come perturbante.



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