Sono stato un numero. Alberto Sed racconta di Riccardo Riccardi. Recensione di S. A.
Pubblicato il 03/25,2009
Edizione: La Giuntina
Data pubblicazione: 2009Pagine: 166 pp.Prezzo: euro 15,00 Libri sulla Shoah ne sono stati scritti tanti, alcuni sono dei classici come Se questo è un uomo di Primo Levi, ma il libro Sono stato un numero. Alberto Sed racconta, appena pubblicato da Roberto Riccardi con i tipi de La Giuntina, sicuramente resterà tra le testimonianze più toccanti dell’Olocausto. Riccardi oltre ad essere un bravo scrittore, ha anche il pregio della modestia, tanto che nella prefazione racconta che “questa storia si è scritta da sola” nel senso che il suo lavoro si è limitato a riportare le vicende drammatiche di Alberto Sed che nel 1944 ad Auschwitz diventò soltanto un numero A-5491 impresso nel suo braccio.Alberto Sed racconta in prima persona la sua tragica storia dall’arresto alle privazioni, torture e angherie subite nei vari campi di concentramento nei quali era stato tenuto prigioniero. In un mondo senza umanità, dove anche tra i prigionieri vale la regola homo homini lupus Alberto Sed riesce a non perdere la sua umanità e salva il suo corpo perché riesce a salvare lo spirito che anche nei momenti in cui tutto sembra perduto gli suggerisce la strada per sopravvivere.Ma serve un altro libro che racconti le tragiche storie dei tanti che persero la vita nei campi di concentramento e dei pochi che sopravvissero? Elie Wiesel ha scritto che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. È proprio per vincere l’indifferenza che questo libro torna utile.